lunedì 5 febbraio 2018

Produzione Seriale


Attraverso la produzione seriale, il tempo naturale che serve per comprendere i propri sentimenti per canalizzare le proprie soluzioni verso scelte che riguardano la vita particolare delle persone, è sconfitto. La produzione seriale, per il bisogno di spostare merci globalmente, è stata costretta ad inventare un nuovo tempo perché le procedure di registrazione degli scambi fossero semplificate. È così che il globo terrestre fu suddiviso in ventiquattro spicchi ideali: 12 fusi a est e 12 fusi a ovest, partendo dal meridiano di Greenwich. L’ultima normalizzazione è avvenuta nel 1911.
Prima di questa suddivisione, la registrazione degli scambi di merci prodotte serialmente avveniva allineando l’LMT (Local Mean Time) di una zona con l’LMT di un’altra zona. L’orientamento locale era basato così sulle ore di luce e sulle ore di buio presenti in quella zona, e così le relazioni umane, ma la produzione di merci estesa globalmente, avviata principalmente dall’Inghilterra, che è quindi una nazione commerciale (Greenwich si trova vicino a Londra, non a caso si è scelto questo meridiano), ha imposto il cambio di tempo per il quale, gli uomini, hanno dovute adeguare le loro aspirazioni staccandosi dal ciclo naturale dei tempi naturali. Ed è quindi in questo modo che le merci, le cose, hanno deciso per il tempo delle persone; ed è per questo motivo che le persone sono già consegnate, in parte, alle cadenze della produzione seriale, perdendo una quantità sconsiderata di diritti; l’umanità, se non è orientata al soddisfacimento dei propri ritmi, non può che rimanere strappata a se stessa, con la conseguenza di redigere delle carte dei diritti e delle comprensioni umane parziali.
La conseguenza più catastrofica di questa organizzazione consiste appunto nell’assunzione di una pressione sempre maggiore sulla vita particolare delle persone. Poiché l’allineamento al tempo dei fusi, ripeto, è un tempo commerciale improntato sulla registrazione delle cose scambiate nel mondo, e poiché si impone uno sconcerto tra i tempi della propria carnalità, con cui ogni persona convive, e l’organizzazione delle pratiche da svolgersi nel mondo globalizzato, l’esito potrebbe essere quanto di più terribile: dalla distruzione dei diritti alla loro negazione, fino alla repressione dei più basilari bisogni della carne.

L’intera organizzazione della produzione mondiale deve essere revisionata perché si riformi un tempo veramente naturale.

L’organizzazione dei tempi:

  - i tempi della produzione artigianale manifatturiera non sono i tempi della produzione seriale. Si tratta di due tempi a confronto i quali, il primo, è scarsamente considerato dalle volontà del mercato rispetto al secondo;

 - i tempi per lo svolgimento delle pratiche materiali di tutti i giorni sono in relazione con la formazione dei caratteri umani. Significa cioè che la produzione dell’umanità, nella produzione seriale, è sottoposta alle tecniche (sviluppo): il progresso, che consiste nell’arricchimento dei sentimenti, è reso invece di ordine non prioritario nell’organizzazione mondiale (l’organismo sociale ha cioè un corpo spropositato e deforme rispetto all’equilibrio armonico di un corpo in salute);

 - i tempi della carnalità: gli umori, le sensazioni, gli affetti e le relazioni con il territorio fisico (terra, acqua, luce, buio) si apprendono soltanto nella permanenza di un tempo naturale nelle pratiche ordinarie e consuete: attraverso la produzione seriale questi tempi vengono relegati a tempi di lusso, riducendo così la comprensione della propria vita carnale da parte di chi quel lusso non se lo può permettere (la conseguenza è un futuro di persone mediamente benestanti – la maggioranza delle persone occidentali - dissociate dal proprio corpo);

 - già nel periodo della scolarizzazione si stacca il corpo dai suoi tempi e già attraverso le mediazioni si forma un tempo che non corrisponde ai tempi del corpo: ci si prepara così ai canoni della produzione seriale.

John Elkann, dirigente della FIAT: “è bene che i giovani studino materie scientifiche (per produrre di più nda).”

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